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IL COMUNE DI ROMA CONTRO IL DPOSITO NAZIONALE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI NELLA TUSCIA

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Anche il Comune di Roma si aggiunge alla lista sempre più nutrita delle Istituzioni che si contrappongono al progetto di realizzazione del Deposito Nazionale unico dei rifiuti radioattivi nella Tuscia.

Una mozione presentata dal movimento 5 stelle, guidato da Virginia Raggi, riguardante la proposta di opposizione al Deposito nel territorio laziale, è stato votato all’unanimità nella giornata del 24 giugno us.

Pertanto, alla Regione Lazio e alla Provincia di Viterbo, si aggiunge anche il Comune di Roma fra le più rappresentative Istituzioni, che hanno cominciato a prendere una posizione netta sull’argomento.

Questo è il risultato della intensa, prolungata e faticosa attività che i Comitati, le Associazioni e i Biodistretti della Tuscia hanno iniziato fin dal gennaio 2021, epoca della pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee ad accogliere il Deposito (CNAPI). Attività che ha attraversato questi 4 anni con la partecipazione al Seminario Nazionale ed una capillare e continua campagna di informazione attraverso la stampa, manifestazioni, riunioni pubbliche, seminari e conferenze in ambito pubblico e scolastico.

La progressiva costituzione di Comitati a tutela del territorio viterbese rappresenta un altro degli obbiettivi di maggiore successo di questa campagna di adesione, a dimostrazione che soltanto la costanza e la determinazione di un iniziale manipolo di volenterosi e di pochi Comitati, intelligentemente coordinati fra di loro, ha saputo smuovere le coscienze e le opportune conoscenze su un argomento ostico, come quello della gestione dei rifiuti radioattivi.

Grazie al coinvolgimento di esperti del settore, di giuristi, accademici, professionisti, variamente impegnati nella elaborazione di documentazione specifica, utile a contrastare in vari modi e sedi l’insensato progetto del Deposito Nazionale nella Tuscia, è nata una valutazione complessiva scevra dalla facile, retriva e inopportunamente abusata   critica del principio NIMBY. L’opposizione è concreta, tecnica, basata su analisi scientifiche e rappresenta anche una base di conoscenze utile anche alla politica, almeno a quella che si pone il problema della analisi e della valutazione di un tema di tali proporzioni e complessità.

 Gli stessi, ormai numerosi, ricorsi la TAR posti in essere da Comuni e Comitati, ha visto l’adesione anche della Regione Lazio e della Provincia di Viterbo, a dimostrazione della sostanzialità delle ragioni del no al Deposito.

Manca ancora un coinvolgimento più concreto della politica di Governo, che pur ha cominciato ad attenzionare il problema e le posizioni degli stakeholder.

Non a caso la posizione dello stesso Ministro del MASE si è fatta più prudente rispetto al piglio autoritario di Sogin, dimostrando apertura a soluzioni diverse, sia con la legge sulle autocandidature, fallita nell’attuazione pratica, che con una serie lunga di esternazioni che sembrano lasciare intravedere la possibilità di soluzioni alternative, fra le quali quella di siti multipli.

D’altra parte soluzioni diverse a quella del Deposito Unico, proposta da Sogin, sono percorribili grazie alle norme vigenti in materia. La stessa Guida Tecnica 30 di ISIN propone soluzioni alternative, rappresentate dai siti delle vecchie centrali o altri siti temporanei, o anche aree militari dismesse, purché ovviamente valutati come idonei al deposito e allo stoccaggio dei rifiuti. 

L’ utilizzazione di depositi multipli ed in particolare delle sedi delle vecchie centrali è ampiamente utilizzato in Europa ed oggi, con quanto si evince banalmente dall’analisi degli eventi bellici in atto, la soluzione del deposito unico appare sempre più debole e inattuabile.

Oggi la proposta di Sogin, accolta dal MASE, è al vaglio della valutazione della Commissione VIA VAS dello stesso MASE, per la Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge 31 del 2010.

In questa fase i 14 Comuni della Provincia di Viterbo coinvolti nella Carta Nazionale dei siti Idonei, la CNAI, la Provincia di Viterbo e la Regione Lazio, in quanto SCA, soggetti competenti in materia ambientale, sono chiamati ad una consultazione con il MASE e le altre entità responsabili del processo decisionale ed attuativo sul programma nazionale di smaltimento dei rifiuti radioattivi. Sarà interessante analizzare quale sarà il comportamento della Commissione VIA VAS ed in particolare se sarà in linea con l’attività della precedente commissione, che ben aveva inquadrato i rischi connessi alla proposta Sogin, criticando in oltre 50 punti alcuni aspetti fondamentali del problema. In particolare si poneva l’attenzione sulla mancanza della valutazione dei rischi sanitari, sulla necessità di valutazioni epidemiologiche dei territori sull’incidenza dei tumori, sulla valutazione di possibili alternative al deposito unico, fra le quali la possibilità di utilizzazione dei siti delle vecchie centrali, sulla mancanza di valutazione di rischi bellici.

Tutti argomenti dei quali si dovrebbe discutere, in particolare perché già indicati da anni nell’agenda dei lavori, e che saranno comunque sostenuti nella seconda consultazione prevista dall’iter, alla quale potranno partecipare anche gli stakeholder non istituzionali, quali i Comitati.

La continuità dell’azione amministrativa, specie su progetti nazionali di ampia portata come il Deposito, rappresenta un obbligo in tutti i sensi, e quindi l’attuazione di quanto previsto dalla legge 31 del 2010 dovrà procedere per la sua strada, attraverso il contributo di diversi Governi, come è già accaduto e come sta accadendo.

Secondo alcune previsioni governative si parla del 2029 e del 2039 come date entro le quali si sceglierà definitivamente il sito del Deposito Nazionale e si terminerà la realizzazione del Deposito Nazionale per dare inizio all’attività di smaltimento e stoccaggio.

Si tratta di un periodo lungo, e probabilmente sottostimato, che attraverserà varie legislature.
In ottica politica, le maggioranze che si susseguiranno non potranno che dare continuità all’attuazione del progetto, schierandosi di volta in volta dalla parte del progetto, magari anche in contrapposizione a situazioni precedenti. È ovvio che maneggiare il tema del Deposito risulta ostico e più correlato ad antipatia politica che a  simpatia per ovvie ragioni; starà quindi ai vari governi trovare quelle giuste soluzioni in grado di abbinare una soluzione sostenibile del problema alle aspettative delle popolazioni coinvolte.

Sul versante dei territori è ormai segnato che si andrà avanti sulla strada fin qui intrapresa, con ciò contribuendo anche ad una più specifica presa di coscienza da parte della politica ai problemi reali delle popolazioni coinvolte e costituendo uno stimolo forte per la scelta della migliore soluzione possibile.

Angelo Di Giorgio