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RIFIUTI RADIAOTTIVI. AL VIA IL SEMINARIO NAZIONALE : PRIMI DUBBI

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E’ iniziato il Seminario Nazionale per la presentazione, e forse per la discussione, delle osservazioni proposte da Enti, Associazioni e privati cittadini riguardo alla realizzazione del Deposito Nazionale e dell’annesso Parco Tecnologico  (DN PT) per la gestione dei rifiuti radioattivi. Uno degli argomenti principali, se non il più importante, è rappresentato dalla Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad accogliere Rifiuti Radioattivi, che include la lista delle 67 aree identificate sul territorio nazionale, di cui una soltanto sarà destinata a ricevere l’impianto nucleare.

I lavori si svolgeranno fino al mese di dicembre attraverso varie sessioni. Al Lazio che include il maggior numero di aree , ben 22, tra cui le più idonee secondo i criteri della Sogin,  è stata assegnata la seduta del 9/10/11 novembre.

In quella seduta saranno auditi sia i Comuni e gli Enti Istituzionali, Provincia e forse il Mibac per il territorio della Tuscia, che tutti gli altri stakeholder che hanno inviato le osservazioni.

Dalla disamina della documentazione pubblicata da Sogin sul suo sito risulta che la Provincia di Viterbo, che pure accoglie il maggior numero di aree potenzialmente idonee rispetto al resto d’Italia, il 32,8%,  ha presentato soltanto l’11 % delle osservazioni. Per fare un confronto impietoso la Sardegna, che pure di fatto appare esclusa di fatto dalle scelte della Sogin, ha presentato oltre il 30% di tutte le osservazione pervenute dalle regioni coinvolte inclusi anche gli Enti Istituzionali come ministeri, ordini professionali etc

 Questi risultati confermano le preoccupazione e lo stato di allarme che fin dal mese di gennaio, subito dopo la pubblicazione della CNAPI, ha coinvolto alcuni Comuni del Viterbese e moltissimo i Comitati e le Associazioni territoriali, che si sono attivati, ognuno per proprio conto, per analizzare il problema, valutare gli effetti, positivi o negativi,  e gli impatti eventuali.

Unanimemente, almeno per quelli che se ne sono interessati e che se ne interessano tuttora, il giudizio è stato negativo e la decisione di partecipare al Seminario si è resa obbligatoria. Infatti si tratta di una fase decisiva per il futuro dei territori coinvolti: è l’occasione per farsi cancellare dalla lista  della CNAPI. Ma si tratta di una operazione difficilissima. Occorrono professionisti capaci, e costosi, volontà e, specie per i Comuni, determinazione e consenso.

Nei mesi che hanno preceduto il Seminario lo sforzo dei Comitati è stato quello di informare le popolazioni e di sensibilizzare i cittadini oltre che di promuovere interesse e collaborazione con gli Enti Istituzionali. Il coordinamento fra i Comitati è stato efficace,  come anche quello fra alcuni Comuni che hanno presentato le osservazioni, mentre è mancato un coordinamento della Provincia, che ora risulta impegnata allo scopo di gestire al meglio le azioni dei vari interessati al problema, enti o privati che siano.

Il coordinamento è essenziale per poter fornire un’immagine di compattezza e per riunire tutte le risorse del territorio al fine di poter fronteggiare al meglio la situazione. Situazione che si presenta di difficilissima gestione fin da subito, a partire dal Seminario Nazionale.

Ai partecipanti al Seminario sono concessi soltanto 10 minuti e 5 diapositive per presentare le osservazioni, non è chiaro se vi sarà discussione in contraddittorio, non è chiaro se vi sarà una verbalizzazione condivisa.

Per questo motivo i Comitati hanno reiterato richieste puntuali a Sogin per poter ottenere più tempo a disposizione per la presentazione delle osservazioni (20 minuti) dal momento che i temi trattati sono complessi e che le osservazioni già inviate per tempo alla Sogin sono molto ponderose e circostanziate, ricchissime di approfondimenti di natura tecnica, difficilissimi da descrivere in 10 minuti e  con 5 slides.

Nessuna riposta è pervenuta da Sogin:  segno che, come ampiamente preventivato, rischia di relegare il Seminario  ad un proforma, utile soltanto a rispettare un dettato di legge, piuttosto che ad un confronto realmente finalizzato a consentire decisioni corrette e non punitive nei confronti di chi già è stato condannato nei segreti e non tanto segreti piani dell’Ente promotore.

Infatti, non possiamo dimenticare quanto improvvidamente o maliziosamente esternato in audizione pubblica dall’Amministratore Delegato di Sogin, circa la “baricentricità” del Lazio e dei vantaggi, anche ai fini economici per Sogin, di questa localizzazione. Localizzazione che significa ovviamente Provincia di Viterbo, unica deputata con 14 Comuni potenzialmente coinvolti nella CNAPI ad accogliere eventualmente il DN PT.  Fatto questo che già inizia a pesare sull’immagine e sulla economia locale: esistono fin da ora evidenze di perplessità per gli imprenditori, che iniziano a porsi il problema della opportunità di procrastinare i propri investimenti o rallentarne l’attuazione, dato il rischio che si paventa. L’economia della Provincia di Viterbo, basata su agricoltura di qualità, turismo, edilizia dedicata è destinata a un significativo ridimensionamento se il DN PT fosse realizzato in uno qualsiasi dei Comuni indicati. Il danno sarebbe oltre che locale generalizzato all’intero territorio provinciale.

A connotare ancora più marcatamente l’atteggiamento  della Sogin nel Seminario è stato lo svolgimento della prima sessione, che avrebbe dovuto avere il ruolo di introduzione ai lavori, di illustrazione dello stato dell’arte e dei temi più rilevanti da porre in discussione, ed anche di esplicazione delle modalità di svolgimento del seminario specie per i delegati che presenteranno le osservazioni.

In realtà, nessuna direttiva per il delegati, mentre molta enfasi, come era logico aspettarsi, per l’operato della Sogin e per la bontà e correttezza dei progetti e programmi.

Se poi qualche notizia non è del tutto pertinente poco importa;  l’importante è dare un’idea positiva, tranquillizzante, occorre rasserenare l’uditorio ed in particolare quei sindaci che sono deputati, primi come responsabilità, ad affrontare come istituzione il problema. Ed ecco quindi il coup de theatre: la presentazione trita e ritrita del deposito del dipartimento dell’Aube, nella regione dello Champagne. Il sindaco del Paese che accoglie il deposito di 100 ettari, riassume entusiasticamente i benefici effetti del Deposito, i grandi vantaggi economici ricevuti, il benessere della popolazione, il felice matrimonio di intenti fra Comune e ANDRA, l’Ente francese deputato alla realizzazione e gestione del  Deposito. Le immagini splendenti di luce del panorama dello Champagne fanno da sfondo al panegirico del paffuto sindaco, sicuramente raffinato esperto del più rinomato dei prodotti vinicoli che in quei territori vengono prodotti, e allettano in un’aura di pace rasserenante eventuali emuli nostrani.

Peccato che l’informazione si sia limitata a queste idilliache immagini senza chiarire che il confronto con il progetto di Sogin per il Deposito Italiano è improponibile.

Il paesino in cui insite il deposito francese, Soulaines-Dhuys, conta 300 abitanti e il deposito accoglie soltanto rifiuti a bassa e molto bassa attività.

Il DN PT italiano,  e questo deve essere chiaro una volta per tutte, oltre che 78.000 mc di rifiuti a bassa e media attività conterrà anche 17.000mc  ad alta attività, nel contesto di territori come quelli della Tuscia, con ben altre densità di popolazione e ben altre distanze da centri abitati, attività produttive e aree potette da tutelare.

Il deposito è infatti destinato ad accogliere scorie ad alta attività, che decadono in periodi di oltre trentamila anni, per un periodo di 100 anni, definito immaginificamente “periodo temporaneo di lunga durata”  dall’Ing. Chiaravalle, di Sogin, durante la prima sessione, come se si trattasse di un provvedimento di normale o routinaria amministrazione, privo di qualsiasi elemento di allarme. Ha tenuto, infatti, a ben precisare che un fatto è lo smaltimento del materiale a bassa attività, che impiega 300 anni, mentre non bisogna confonderlo con lo stoccaggio, appunto temporaneo di lunga durata, che  soltanto in un futuro, che noi che ne discutiamo ora non vedremo, troverà una soluzione definitiva di”smaltimento”.

Ha dimenticato di precisare che nella comunità internazionale si è stabilito che le scorie ad alta attività possono essere smaltite esclusivamente in depositi geologici di profondità,  la cui realizzazione è onerosissima e non prevista sul territorio italiano. Si attende infatti la identificazione di un sito europeo, che si presume sarà difficilissima e attuata in tempi lunghissimi,  compatibili appunto e in maniera ottimistica con un periodo di 100 anni. Periodo durante il quale l’area scelta per il DN PT sarà esposta al rischio radioattivo in quanto la struttura non sarà conforme ai criteri di sicurezza individuati universalmente, e cioè quelli garantiti dal solo sito geologico di profondità.

Tornando alla Tuscia, si sta ormai consolidando il progetto di una azione Comune, già statuita fra i Comitati nella riunione di Ischia del 6 settembre, che coinvolgerà anche i Comuni che hanno presentato le osservazioni  con l’intervento della Provincia come centro di coordinamento.

La  prossima riunione del 27 settembre vedrà infatti coinvolti la maggior parte degli stakeholder della Provincia di Viterbo, inclusi i Comuni. È un evento di straordinaria importanza perché, anche se tardivamente, evidenzierà la posizione dell’intera Provincia in maniera inequivocabile e  comporterà la materializzazione di un attore di peso nella contesa.

È auspicabile sia un efficace e forte  coordinamento provinciale sia un leale confronto con la Sogin  ingrado di consentire l’ assunzione di decisioni le più corrette ed adeguate,  visti gli interessi in gioco e tenuto conto in primis del benessere e delle esigenze delle popolazioni coinvolte.

firma di giorgio

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