it IT en EN fr FR de DE pt PT es ES

AGRICOLTURA VITERBESE: UNA LEADERSHIP A RISCHIO SE IL DEPOSITO NAZIONALE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI SI INSEDIASSE NEL TERRITORIO

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

L'agricoltura rappresenta il fiore all'occhiello della economia della Tuscia. Una serie notevole di indicatori raffigura la Provincia di Viterbo come leader nel campo dell'agricoltura del Lazio e fra le più importanti provincie italiane per produttività, redditività e competitività.

Il tasso di occupazione nel settore è elevato: 129 addetti all'agricoltura per 1000 abitanti rappresentano un record se si tiene conto che nel Lazio gli addetti risultano appena 37 /1000 e 64 /1000 su tutto il territorio nazionale.

 Sono poche le provincie in Italia nelle quali il sistema agricolo ricopre un ruolo fondamentale ed incisivo come si riscontra nella Provincia di Viterbo,  peculiarità testimoniata anche dall’elevato tasso di ruralità della popolazione. Infatti oltre il 50 % della popolazione residente vive in campagna, a testimonianza dello strettissimo rapporto fra abitanti e territorio e del fatto che nell’area si verifica il maggior tasso di utilizzo ai fini agricoli del territorio disponibile.

Con oltre 195.000 ettari, Viterbo è la prima provincia del Lazio per dimensione complessiva della superficie agricola utilizzata. Il 54% del suolo disponibile è utilizzato a fini produttivi agricoli, a fronte di appena il 37% per l’intera regione.

A Viterbo sono disponibili 61 ettari di SAU per ogni 1.000 cittadini residenti, contro una media di appena 11 ettari per il Lazio nel suo complesso.

Rispetto alle altre provincie, a Viterbo c’è una minore incidenza dei prati e dei pascoli permanenti (11% contro una media regionale del 30%) e di contro è più elevata la quota di seminativi sul totale della SAU (69% è il dato provinciale e 50% quello regionale).

Le caratteristiche morfologiche e pedoclimatiche del territorio viterbese risultano tali da favorire un sistema agricolo assai diversificato, nel quale si riscontra la presenza di una notevole varietà di produzioni vegetali e zootecniche, sia praticate con il modello dell’agricoltura moderna e tecnologicamente avanzata, sia con criteri estensivi e tradizionali.

L’operosità degli agricoltori viterbesi è testimoniata dai numeri: nella provincia di Viterbo sono attive oltre  20.700 aziende agricole, corrispondenti al 21% del totale regionale, con 195.155 ettari di superficie agricola

utilizzata (SAU), pari al 31% della superficie dell’intera regione Lazio.

Uno dei punti di forza per il sistema agricolo viterbese è il buon assetto strutturale. La dimensione media delle aziende, espressa in ettari di SAU, supera il dato regionale del 46%.

Il numero di aziende agricole che dispongono di oltre 20 ettari di SAU è del 10,5% a Viterbo, un indice ben più elevato sia rispetto al dato regionale (5,5%) che a quello nazionale (8,2%).

Un dato interessante è quello relativo alla maggiore diffusione in provincia di Viterbo delle imprese agricole gestite sotto forma di società. In base ai dati del Censimento del 2010, le società agricole sono il 19,8% del totale, contro una media del 15,6% per la regione nel suo complesso.

La migliore struttura fisica delle aziende agricole viterbesi si riflette anche sulla dimensione economica. Sempre dai dati censuari si evince che il valore medio della produzione standard a Viterbo è pari a 36.500 euro per anno ed è più elevato del 46% rispetto al dato regionale e del 20% rispetto a quello nazionale.

Grazie a tali caratteristiche strutturali ed alle performance economiche, l’agricoltura viterbese presenta una prevalenza di aziende professionali e con spiccato orientamento al mercato, come del resto dimostra il dato relativo alla ridotta diffusione del fenomeno dell’autoconsumo. Il 54,4% delle aziende agricole del Lazio producono esclusivamente per autoconsumo della famiglia; in provincia di Viterbo sono soltanto il 34%.

 

La varietà della produzione agricola rappresenta una caratteristica dell'agricoltura della Tuscia: i più importanti segmenti agricoli sono rappresentati e tutti con una massa critica economica consistente. Ma la Tuscia è anche un territorio che esprime colture di alto livello qualitativo con  situazioni  di leadership a livello nazionale e internazionale come, ad esempio, nel campo della frutta secca (nocciole e castagne).

In Provincia di Viterbo  17.700 ettari sono destinati a impianti coricoli (il 25% del totale nazionale), i quali garantiscono una produzione di circa 500.000 quintali (con una quota produttiva pari a poco meno del 40% di quella italiana).Viterbo è leader nazionale nella produzione di nocciolo, seguita da Messina e da Avellino.

L’olivicoltura, rappresenta un ulteriore fiore all’occhiello dell’agricoltura della Tuscia: oltre 13.000 aziende, sfruttano 13.663 ettari di oliveti (il 7% dell’intera SAU provinciale).

La produzione agricola oltre che ricca raggiunge  in molti settori elevati standard di qualità: vi è una vasta gamma di produzioni tipiche, tradizionali e di pregio: molti prodotti possono contare sulla tutela giuridica a livello europeo (DOP ed IGP) e su altri strumenti di valorizzazione(sistemi di certificazione privati, ecc.). In base ai dati diffusi dalla Camera di Commercio, sarebbero circa una quarantina i prodotti tipici con

riconoscimento ufficiale, considerando anche i vini e le bevande alcoliche.

La zootecnia è praticata dal 10% delle aziende agricole, contro il 15% a livello regionale.

Il minor tasso di attività zootecnica è compensato dalle dimensioni delle aziende che risultano  di medie e di grandi dimensioni, orientate al mercato, in particolare nei settore dell’allevamento ovino, avicolo e bovino da latte e da carne.

La filiera ovina è l’attività zootecnica più diffusa, con oltre 290.000 capi detenuti, pari al 49% dell’intera consistenza regionale. Ogni gregge è composto in media di 313 pecore, a fronte di una dimensione media regionale di 183 capi.

Anche gli allevamenti di bovini  sono più grandi rispetto al dato complessivo della regione. La consistenza media di una stalla a Viterbo è di 46 UBA (unità di bovino adulto), a fronte di soli 27UBA per il Lazio nel complesso.

Gli indicatori di efficienza delle aziende agricole viterbesi hanno un valore superiore al dato medio regionale e talvolta più elevati di quelli dell’intero contesto nazionale, collocando, in tal modo, il sistema produttivo agricolo provinciale ad un livello di soddisfacente competitività.

Il valore medio della produzione ottenuta annualmente da ciascun addetto a tempo pieno in agricoltura è di 76.000 euro a Viterbo e supera del 63% il dato medio regionale e del 48% quello nazionale.

In media ogni addetto all’agricoltura di Viterbo lavora 19,7 ettari di SAU, contro un dato medio regionale che è di 12,2 ettari. Anche negli allevamenti la produttività del lavoro è superiore, visto che, a Viterbo, ogni operatore zootecnico governa 37 UBA, vale a dire il 40% in più rispetto alla media regionale.

Tra l’altro, è significativo ricordare come gli agricoltori viterbesi hanno una più spiccata propensione verso l’aggregazione ed il ricorso a forme di organizzazione economica della produzione agricola. Il 50,2% delle aziende agricole attive in provincia commercializza la produzione tramite organismi associativi (la cooperazione e le organizzazioni di produttori); una quota ben più elevata rispetto al dato regionale (30,7%) e nazionale (31,5%).

Un ulteriore significativo indicatore della efficienza del settore agricolo viterbese è rappresentato dalla capacità di aderire con successo all’offerta pubblica di finanziamenti nel settore agricolo e zootecnico come dimostrano i report regionali  che segnalano l’efficienza degli operatori viterbesi  sotto il profilo del numero di domande presentate, dei progetti realizzati e delle risorse finanziarie pubbliche intercettate.

In definitiva questi dati attestano l’alto livello di organizzazione del settore agricolo e l’alto livello di efficienza e produttività economica, realtà che delineano inconfutabilmente la vocazione agricola della Provincia e l’impatto di questo settore nella intera economia d’area. Inoltre la disamina dei dati evidenzia come il settore agricolo e zootecnico sia proiettato in un futuro di maggiore successo grazie al potenziamento dell’efficientamento organizzativo e produttivo mediate l’acquisizione di tecnologie dedicate, al ricorso puntuale alle risorse pubbliche , alla diversificazione degli impianti colturali con una progressiva intensificazione delle colture biologiche e di qualità.

Tutto questo oggi è a rischio. La realizzazione del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi e dell’annesso Parco Tecnologico, qualora si verificasse nel territorio viterbese, costituirebbe un danno alla economia agricola e zootecnica rilevantissimo e alla lunga irreparabile. I successi dell’agricoltura viterbese difendono dalla operosità e dall’intelligenza degli addetti, che hanno saputo guardare al futuro adeguandosi alle nuove tecnologie e operando scelte giuste e di prospettiva. A fronte di un futuro foriero di ulteriori e significativi successi si prospetta il rischio dell’insediamento del megasito di stoccaggio radioattivo, che al di là dei reali rischi connessi alla sua presenza sul territorio e alla lunghissima durata della sua attività, comprometterà ineluttabilmente il ruolo economico del settore agricolo.

Nonostante gli sforzi costanti del settore nella ricerca e nella attuazione di produzioni di qualità riconosciute e di un approccio progressivo alle colture biologiche, la sola presenza dell’enorme sito di scorie nucleari sul territorio sarà fatalmente destinata a minare l’immagine di qualità  dell’agricoltura viterbese, faticosamente raggiunta fino ad oggi. Senza inoltre dover trascurare eventuali contaminazioni ambientali, non escludibili a fronte di qualsiasi forma di rassicurazione,  in grado di minare di fatto oltre che di facciata la qualità delle produzioni.

Già oggi, grazie alle improvvide esternazioni della AD della Sogin, che hanno indicato il Lazio quale regione preferenziale per la realizzazione del Deposito, Lazio nel quale Montalto presenta i maggiori requisiti di idoneità e ben 4 aree potenzialmente idonee, il danno è iniziato e l’imprenditoria comincia a fare i conti con questa realtà. Il rischio per futuri investimenti inizia a infondere dubbi, del tutto fondati, sia negli imprenditori locali che in quelli esterni che vorrebbero investire nel territorio della Tuscia.

La battaglia in difesa del territorio è appena iniziata e i tempi per opporsi alle scelte sciagurate della Sogin sulla provincia di Viterbo sono ristretti. Occorrono iniziative politiche ma anche territoriali: il supporto dei singoli cittadini, degli agricoltori e delle associazioni sarà determinante  sia a manifestare con assoluta determinazione la contrarietà , supportata da numerose e obbiettive ragioni, sia a collaborare, con  e senza le istituzioni, per partecipare alle iniziative previste dalla legge per discutere sulla correttezza delle scelte della Sogin.

 Occorre partecipazione, in primis da parte dei settori che saranno irrimediabilmente colpiti come quello agricolo e del turismo, e capacità organizzativa tempestiva ed efficace per poter competere con i tecnici della Sogin.

Agli agricoltori spetta la responsabilità di partecipare con il massimo impegno a tutela degli interessi  propri e della intera comunità ma soprattutto delle generazioni future condannate ad ereditare questo enorme problema se la difesa di oggi fallirà. 

firma di giorgio

Follow Us

Popular Post

RIFIUTI RADIAOTTIVI. AL VIA IL SEMINARIO NAZIONALE : PRIMI D…

Amministratore Set 08, 2021 Salute

E’ iniziato il Seminario Nazionale per la presentazione, e forse per la discussione, delle osservazioni proposte da Enti, Associazioni e privati citta...