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Deposito Nazionale Rifiuti: illusoria speranza occupazionale

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BENEFICI OCCUPAZIONALI DERIVANTI DALLA COSTRUZIONE DEL DEPOSITO NAZIONALE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI: QUALE REALTÀ

La Sogin in ottemperanza alla vigente legislazione in materia ha elaborato tre documenti atti a descrivere i benefici derivanti dalal costruzione e gestione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e dell’annesso Parco Tecnologico ( DN PT).

Il primo di questi documenti riguarda i benefici occupazionali:  documento DN GE 00053:  Deposito Nazionale e Parco Tecnologico – Benefici occupazionali

La Sogin analizza il personale necessario nelle varie fasi di realizzazione e gestione del DN PT.

In particolare si prevedono:

  1. Fase di pre-costruzione : impiego previsto di 200 unità utilizzate per attività preliminari dedicate alle attività di siting, progettazione, inventario dei rifiuti, safety assessment del sito, comunicazione.
  2. Fase di costruzione: è prevista in 4 anni. Prevederà un numero di addetti medio/anno di circa 4000, fra interni ed esterni, impegnati nella Realizzazione  del sito( acquisizione dei terreni, movimento terra, costruzione  degli impianti e delle infrastrutture, direzione dei cantieri)
  3. Fase di esercizio: durerà circa 40 anni e consta di due fasi: la prima (15-20 anni) durante i quali è previsto il funzionamento dell’impianto con conferimento al DN PT di 8 moduli al giorno dei rifiuti dai vari siti di stoccaggio temporaneo della Sogin. La seconda (20-25 anni) nella quale il conferimento si ridurrà e sarà dedicato prevalentemente ai rifiuti da attività sanitarie, di ricerca e industriali.

Il personale necessario ammonta per la prima fase a 700 unità, di cui 60 afferenti ai laboratori del Parco Tecnologico;150 addetti saranno impiegati nella costruzione   progressiva delle celle di stoccaggio.

Nella seconda fase, in cui si verificherà una riduzione dl flusso dei rifiuti ( 1 modulo al giorno) le persone impiegate saranno ridotte a 450 unità, come pure gli addetti alla costruzione delle celle si attesteranno a circa 50 unità.

  1. Fase di chiusura : prevederà l’allontanamento dei rifiuti ad alta attività verso i depositi geologici definitivi e lo smantellamento degli impianti che avranno terminato il loro servizio di stoccaggio. Sono previsti circa 250 occupati all’anno.
  2. Fase di controllo istituzionale: durerà 300 anni: Non è possibile fornire dati certi circa il livello occupazionale, che sarà ovviamente sensibilmente ridotto.

Sulla base delle previsioni occupazionali occorre fare alcune riflessioni riguardo al  possibile beneficio per le comunità  che accolgono il DN PT.

Nella fase di precostruzione è evidente che si tratta di attività specifiche e specialistiche, per le quali, la Sogin o le imprese associate destinate a sostenere queste attività preliminari non avranno alcuna necessità di attingere personale nei piccoli comuni dove il DN PT, a prescindere dalla scelta finale, andrà a collocarsi, e dove le specifiche competenze previste non esistono.

La fase di costruzione è l’unica in cui si potrebbe verificare un impiego consistente  di personale locale, ma limitatamente al movimento terra e parzialmente alla costruzione delle infrastrutture. A parte le attività  di movimento terra per le quali è possibile il ricorso a imprese locali, se esistenti, per il resto si tratta  di realizzazioni  che richiedono l’intervento di ditte specializzate, esperte nella realizzazione di manufatti in cemento in grado di garantire elevatissimi standard di sicurezza, che sicuramente non esistono nei contesti identificati come probabili siti del DN PT. Pertanto il ricorso a mano d’opera locale  si limiterà  all’acquisizione di manovalanza di supporto, genericamente addetta alle costruzioni, o a piccole aziende locali del settore edilizio, utilizzate  per opere marginali.

Pur essendo difficile quantizzare il fenomento,  è verosimile quindi che in relazione alla complessità dei progetti ingegneristici le ditte costruttrici prescelte vorranno fare affidamento alla propria  dotazione di personale, più o meno specializzato, e  acquisire ulteriore personale in loco, prevalentemente per attività di supporto.

In definitiva rispetto ai 4000 addetti anno previsti, e anche in considerazione dell’esiguo numero di abitanti residenti nei piccoli comuni papabili per il DN PT, l’impiego di manovalanza locale non potrà che essere marginale.

Nella fase di esercizio il ricorso alla mano si riduce ulteriormente fra gli addetti locali eventualmente  impiegabili nella costruzione delle celle ancora necessarie per completare lo stoccaggio, mentre verosimilmente nessuno sarà impiegato fra gli addetti al Parco Tecnologico, dove opereranno persone di alta  e specifica qualificazione nei settori di ricerca che saranno al centro dei programmi di attività.

Personale locale potrà trovare possibilità di impiego in settori marginali di attività: servizi di segreteria,  guardiania, giardinaggio, piccola manutenzione ordinaria, servizi di trasporto locale, servizi di mensa.

Nessuna possibilità di impiego per le imprese locali sarà  possibile per l’attività di trasporto su strada dei rifiuti radioattivi al DN PT, dal momento che sarà consentita esclusivamente a ditte di trasporto specializzate, che ottemperano ai requisiti stringenti dettati dall’ENEA, che prevede permessi specifici, patenti speciali, omologazione dei veicoli e quant’altro che di fatto non è  in genere appannaggio di ditte locali. 

In sostanza anche in questa fase si tratterà di un impego di lavoratori reperibili sul territorio limitato nei numeri e nella qualità.

Nella fase di smantellamento, che avverrà fra alcune decine di anni, è probabile un impiego più rilevante di personale locale oggi francamente non quantizzabile.

Nessuna previsione logica può essere fatta sulla fase di controllo istituzionale.

In definitiva se le previsioni circa l’impiego di personale previste dalla Sogin corrispondono alla realtà, si tratta di un effetto positivo che riguarderà l’economia nazionale in generale e che avrà scarse ricadute occupazionali a livello locale, sia per la scarsa densità di popolazione dei comuni papabili, che per l’assenza di competenze specifiche nei settori connessi sia alla  costruzione,gestione del DN che alla attività di ricerca del Parco Tecnologico.

Da questo punto di vista occorrerebbe analizzare di converso quanti posti di lavoro andrebbero perduti per i residenti impiegati in altre attività che risulterebbero penalizzate e ridimensionate se non distrutte dalla presenza invasiva e negativa a livello mediatico del DN PT.

Attualmente è difficile effettuare un bilancio di previsione, dal momento che  i siti papabili hanno caratteristiche territoriali ed economiche diverse, stante che alcuni comuni basano la propria attività prevalentemente sul turismo, altri sull’agricoltura, altri ancora su entrambe. La realizzazione del DN PT potrebbe avere attrazione esclusivamente per aree dall’economia depressa o  dotate di  scarse opportunità, mentre è assolutamente deleterio per comunità dalla economia fiorente, con tassi di occupazione adeguati e prospettive future. Riguardo infine al problema occupazionale, non è accertato che l’impiego di residenti nella fase di esercizio  del DN PT sia attrattiva in relazione allo svolgimento delle attività nel contesto  dei siti di stoccaggio, aree potenzialmente a rischio.

L’analisi puntuale di questo documento Sogin deve far riflettere, in particolare i responsabili dei Comuni della Tuscia giudicati papabili per l’accoglimento del DN PT, al fine di  valutare correttamente le proposte e non creare in seno alle popolazioni false speranze di mirabolanti ascese dei tassi di occupazione. Fatto già accaduto in passato per la costruzione delle centrali di Montalto di Castro, la nucleare prima e la policombustibile successivamente.  Cessata la fase di costruzione, che fu appannaggio di imprese nazionali di rilevante portata, e nella quale si verificò quanto sopra è prospettato per la il DN PT,   anche nella fase di gestione l’impiego di personale locale è risultato minimale. Oggi si ripete la commedia, il cui esito finale non potrebbe che ricalcare il passato con l’aggravante che la costruzione e la gestione del DN  PT richiedono competenze ancora più specifiche, assenti o quasi nei territori della Tuscia eventualmente  interessati

Angelo Di Giorgio

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