it IT en EN fr FR de DE pt PT es ES

La Tuscia va esclusa dal Deposito Nazionale Rifiuti Radioattivi

Valutazione attuale: 2 / 5

Stella attivaStella attivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

PROCEDURA PER LA LOCALIZZAZIONE, COSTRUZIONE ED ESERCIZIO DEL DEPOSITO NAZIONALE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI: PERCHÉ LA PROVINCIA DI VITERBO E IL TERRITORIO DI MONTALTO DI CASTRO DEBBONO ESSERE ESCLUSI.

 

Ancora una volta la Provincia di Viterbo si trova al centro di progetti che riguardano la realizzazione di impianti correlati alla gestione di materiale radioattivo.

L’epopea correlata alla costruzione della Centrale Nucleare di Montalto di Castro, miseramente conclusa con il referendum del 1987, ha lasciato segni indelebili e negativi che ancora faticano ad essere cancellati nell’immaginario delle persone poco informate.  Ancora oggi Montalto di Castro è per molti sinonimo di un sito nucleare,  determinando una immagine negativa che si fa fatica a far dimenticare  ancorché la centrale nucleare non abbia mai svolto alcuna attività.

La fama negativa della centrale nucleare è più forte dell’ulteriore ferita inferta al territorio con la  cosiddetta “riconversione”, che portò alla costruzione dell’attuale  centrale policombustibile,   rivelatasi un’altra impresa in perdita: poco conveniente dal punto di vista economico e talmente inquinante che nel tempo ha indotto una riduzione progressiva della sua attività.  Tanto che è in fase di smantellamento da alcuni anni,  ed ha fatto nascere la speranza di una riqualificazione dell’intera area della Centrale, una volta liberata dalle obsolete tecnologie dell’Enel, con ambiziosi programmi a vocazione turistica.  Ma il destino perverso  di quell’area è destinato a infierire sul futuro  della zona, dove la fantasia dell’Enel non ha più limiti: dopo un ulteriore ed ennesimo ripensamento,  si programma un potenziamento della Centrale Alessandro Volta con la costruzione di nuovi impianti turbogas. Ma , ancora meglio, per non far dimenticare l’aura nucleare che ancora persiste sinistra sul sito di Montalto, un’altra minaccia, ben più grave, si prospetta per quella tormentata area: il rischio concreto della realizzazione del Deposito Nazionale di rifiuti radioattivi.

In ottemperanza alla DL n.31 del 15 febbraio 2010  SOGIN ha elaborato la proposta di una Carta Nazionale  delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad accogliere il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del connesso Parco Tecnologico.

Si tratta di un’opera colossale: occuperà 150 ettari di terreno, di cui 110 dedicati allo stoccaggio di scorie radioattive e 40 dedicati alla realizzazione di un parco tecnologico destinato a ricerche attinenti al trattamento di scorie radioattive e argomenti similari.

Il deposito rappresenterà l’area di maggiore stoccaggio presente sul territorio nazionale e sarà in grado di ospitare 78.000 mc di rifiuti radioattivi a bassa o molto bassa attività, con un decadimento del potenziale radioattivo in un  arco di 300 anni.

Il deposito ospiterà anche un sito, Complesso Stoccaggio Alta Attività (CSA), per lo stoccaggio per un lungo periodo di 17.000 mc di rifiuti a media e alta attività, includenti rifiuti provenienti dall’estero o non riprocessabili, il cui decadimento è previsto in migliaia di anni.

In sostanza si tratta di un giacimento di scorie radioattive di proporzioni enormi, costituito da materiale radioattivo eterogeneo sia a bassa che alta radioattività. Il solo sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, delle dimensioni complessive di 95.000 mc, per avere un’idea visiva delle proporzioni, 

corrisponde ai 2/3 del Colosseo.

                                    

Metodologia di identificazione e di valutazione di idoneità dei siti di stoccaggio

 SOGIN nella elaborazione del programma di scelta dei siti possibili ha fatto  riferimento ad una serie di criteri in base ai quali si è proceduto preliminarmente  alla identificazione della aree idonee e  successivamente alla assegnazione di uno score di idoneità per  ogni singolo sito identificato.

Sono state identificate 67 aree idonee in tutto l territorio nazionale, di cui 22 nella sola provincia di Viterbo.  Alla luce del sistema di scoring adottato da SOGIN , 12 aree  sono risultate in classe A1 -molto buone- cioè le più adatte ad ospitare l’impianto;  11  sono state valutate in classe A2-buone-.

 Ben sette delle 12 aree dell’intero  territorio nazionale  giudicate più favorevoli all’insediamento fanno parte della Provincia di Viterbo: 5 in classe A1 e  2 in Classe A2 .

Di queste sette identificate nella Provincia di Viterbo,  quattro ricadono nel solo Comune di Montalto di Castro:  3 in classe A1  e 1 in classe A2

In particolare due ricadono interamente nel Comune di Montalto di Castro , identificate con le sigle VT 8 e VT 36, mentre le ulteriori due, identificate con le sigle VT 24 e VT 27,  si collocano contemporaneamente nel territorio di Montalto di Castro e in quello di Canino.

 Osservazioni   sul metodo

 I criteri seguiti da SOGIN per la identificazione delle aree idonee e per l’assegnazione dello score di idoneità sono discutibili.

La identificazione dei siti è avvenuta attraverso la applicazione di una metodologia che in una prima fase ha previsto una valutazione di una serie di parametri riguardanti la congruità fisica dei siti : in particolare sono stati analizzati l’assetto geologico, la sismicità, la fagliazione .

Successivamente, una volta stabilita la congruità del sito con i parametri suddescritti,  la ulteriore valutazione di compatibilità è stata perfezionata su una ulteriore serie di analisi, che ha tenuto conto dei seguenti parametri:

  • sismicità
  • Trasporti terrestri e marittimi
  • Insediamenti antropici
  • Valenza agraria
  • Valenza naturali

 

 

Al termine di questa ulteriore valutazione è stato attribuito uno score (A1,A2, B,C in ordine decrescente di idoneità) ai vari siti identificati come idonei.

 L’impianto metodologico seguito presenta molte criticità: non vengono presi in considerazione i parametri che riguardano il rapporto dell’opera con la presenza umana in termini di rischio per la salute e con altre caratteristiche territoriali relative alla presenza di elementi di rischio ambientale concomitante.

 In nessuna considerazione è stato tenuto l’attuale assetto dell’area di Montalto di Castro caratterizzato da un forte consumo territoriale a favore di mega impianti per energie rinnovabili e a combustione, centraline di produzione e smistamento di energia elettrica, aree industriali, tutto a scapito della vocazione profondamente agricola della zona.

Parimenti non risultano evidenziati rilievi circa eventuali insediamenti archeologici in prossimità dei siti prescelti, fatto plausibile con le caratteristiche storiche e archeologiche del distretto.

 Non risulta minimamente valutato l’impatto che la realizzazione avrà sulla vocazione turistica dell’area montaltese, che rappresenta attualmente la maggiore fonte di economia del distretto.

 In sostanza mancano da tutte le valutazioni gli elementi di maggiore importanza: quelli riguardanti la salute della comunità che si troverà a contatto con gli effetti potenzialmente pericolosi della realizzazione e gestione della struttura di stoccaggio e quelli legati al complesso delle attività economiche e culturali della zona potenzialmente compromesse dall’insediamento.

 In particolare tutto quanto risulta omesso come criteri di valutazione della idoneità dei siti appare invece ben correlabile nel complesso con la necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) così come prevista dal D.Legislativo del 16 giugno 2017, n.104 relativamente alla realizzazione di siti di smaltimento e stoccaggio di residui radioattivi. VIA alla quale SOGIN non potrà sottrarsi in futuro quando il sito sarà stato scelto e concordato. A rigor di logica nella fase preliminare di identificazione dei siti sarebbe stato più ragionevole già effettuare  valutazioni corrispondenti ai più elementari criteri di analisi di una VIA per impianti di tale portata, con particolare riferimento ai rischi per la salute, senza rimandarli ad una fase successiva nella quale, una volta identificato come come papabile un sito, far valere le ragioni ambientali diventerà difficilissimo.

Fatti salvi tutti i dati riportati da SOGIN e relativi allo studio delle caratteristiche territoriali correlate a sismicità, fagliazione, assetto idrogeologico, per le quali un contraddittorio risulta impossibile in questa fase, vista la ristrettezza dei tempi per far pervenire le osservazioni e la imprescindibilità del ricorso a competenti della materia, osservazioni puntuali possono essere apportate agli altri aspetti correlati alla metodologia seguita e alle macroscopiche carenze di valutazione di aspetti riguardanti la salute dell’uomo, la sicurezza degli impianti, l’assetto socio-economico del territorio.

Problemi legati alla salute

L’analisi dello stato di  salute in siti in cui si prospetta la realizzazione di impianti ad alto impatto ambientale e potenzialmente pericolosi per l’ambiente e per l’uomo è fondamentale e imprescindibile per poter produrre scelte adeguate. Questo aspetto è stato completamente eluso dalle valutazioni della SOGIN, mentre doveva rappresentare il primo elemento di valutazione. Si tratta infatti di un vero e proprio spartiacque: è impensabile che si proceda con metodi autocertificati alla scelta di siti di stoccaggio nucleare delle proporzioni di quello di cui trattasi, senza aver preliminarmente valutato  il probabile impatto con la realtà umana e territoriale su cui si agirà. Si tratta del criterio di valutazione primario, dal momento che una non idoneità per rischi concreti per la salute connessi alla presenza e al funzionamento del più grande sito radioattivo d’Italia, di per sé renderebbe vano qualsiasi ulteriore studio atto a giustificarne la scelta. Il diritto alla salute risulta infatti un diritto incomprimibile e non suscettibile di asservimento ai  propositi, anche i più nobili,  correlati alla realizzazione di impianti ad alto potenziale di rischio per la salute, ancorché utili alla collettività e giustificati da reali esigenze  gestionali di problemi complessi, come quello dello stoccaggio e smaltimento dei residui radioattivi.

a. Il territorio di Montalto di Castro in rapporto alla salute

 Il territorio di Montalto di Castro si estende per 189,4 km quadrati, corrispondenti a  18.940 ettari.

Il territorio è utilizzato nella maggior parte della sua estensione ad attività agricole e di allevamento. Una quota significativa di territorio è stata  destinata a insediamenti industriali per la maggior parte legati al ciclo della produzione di energia elettrica, sia con tecnologie a combustione che con tecniche rinnovabili, rappresentate principalmente da pannelli fotovoltaici.

Allo stato attuale oltre 2000 ettari di territorio risultano occupati da dette attività. A parte l’area occupata  dalla centrale policombustibile di Pian dei Gangani, che occupa oltre 300 ettari, il fotovoltaico ha consumato oltre 1200 ettari di territorio ed altri si appresta a consumarne in vista di ulteriori vasti insediamenti fotovoltaici già approvati dalla Regione Lazio. A questi insediamenti vanno aggiunte le aree industriali variamente sparse nel territorio. Si tratta di insediamenti fortemente impattanti sia per la qualità del territorio che per gli effetti sulla qualità dell’ambiente.

L’accelerazione della  creazione di impianti fotovoltaici negli ultimi 10 anni ha portato come conseguenza un consumo territoriale di circa il 10% dell’esistente  prima votato alla agricoltura.  In termini meramente numerici il consumo di territorio per l’ industria dell’energia è pari a circa 2200 mq per ogni cittadino montaltese.

All’impatto correlato al solo consumo di territorio, va aggiunto l’ulteriore inquinamento territoriale e paesaggistico conseguente alla realizzazione di una imponente rete di distribuzione dell’energia elettrica creata, che occupa indiscriminatamente il territorio, con conseguenze negative oltre che sul paesaggio anche  sulla salute, grazie alla  costituzione vasti campi elettromagnetici, i cui effetti  sono oggi oggetto di studi che inducono ad una valutazione preoccupante delle conseguenze negative  che ne possono derivare.

L’attività della Centrale di Pian dei Gangani, originariamente deputata alla produzione di  3570 MW di energia elettrica , è stata progressivamente sottoutilizzata con ricorso alla produzione esclusivamente mediante gas , che ha ridotto l’iniziale devastante impatto sull’aria e sul suolo (polveri pesanti). Tuttavia l’attuale produzione comporta ancora rilevanti quote di inquinanti nell’aria ambiente di cui si deve tener conto nella valutazione complessiva dell’impatto industriale esistente sul territorio.

Nell’ottica di una valutazione globale del problema, va anche tenuto in considerazione la notizia di un  recente piano strategico che sembra voler rafforzare la produzione di energia elettrica della Centrale con nuovi gruppi Turbogas con ulteriore aggravio del carico di immissioni.

L’estensione della attività agricola, anche se la conversione alle colture biologiche è in grande fermento nel territorio, comporta ulteriori rischi per la salute in relazione all’uso di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura.

Infine va tenuto nella massima considerazione un elemento di notevole impatto negativo per la salubrità di base della zona, che è rappresentato dall’inquinamento da radon.

Attualmente il valore della concentrazione nazionale media è risultato pari a 70 Bq/m3, valore significativamente elevato rispetto alla media mondiale valutata intorno a 40 Bq/3 e a quella europea di circa 59 Bq/m3. In Italia il primato dell'inquinamento da radon è rappresentato dal Lazio e dalla Lombardia con concentrazioni superiori ai 100 Bq/mc.

Una stretta correlazione  è evidenziata da numerosi studi fra concentrazione ambientale di radon e insorgenza di tumori maligni quali neoplasie polmonari, leucemie e linfomi.

cartina 

 Una valutazione d’insieme della caratteristiche del territorio e dei fattori di inquinamento collegati sia alle  sue caratteristiche intrinseche che al complesso delle attività ivi insistenti evidenzia la presenza e la concomitanza di diversi agenti inquinanti in grado di contribuire sinergicamente al rischio di contrarre malattie di tipo neoplastico.

Questa realtà è significativamente dimostrata dai dati epidemiologici riguardanti la Provincia di Viterbo.

b. Dati epidemiologici - Incidenza di tumori maligni

 I dati epidemiologici relativi alla incidenza dei tumori in Italia sono desumibili da banche dati nazionali e regionali e laddove esistano da specifici registri dei tumori.

Le banche dati più dettagliate sono quelle gestite da AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori)in associazione con l’AIOM (Associazione Italina di Oncologia Medica), che annualmente pubblicano i dati relativi alla incidenza e mortalità per tumori in Italia. Nel caso della provincia di Viterbo sono anche  disponibili i dati epidemiologici   del Registro dei Tumori del Lazio e di quello della Provincia di Viterbo(rapporto 2018).

In linea generale i dati epidemiologi relativi alla incidenza delle neoplasie maligne in Italia  dimostrano che la diffusione dei tumori è prevalente nel nord e decresce progressivamente al centro e al sud. Infatti il tasso medio annuale di incidenza rilevato al 2020 dimostra che per i maschi l’incidenza media per 100.000 abitanti è di 735 casi nel Nord, 708 al Centro e 704 al sud. Lo stesso trend è osservato per il  sesso femminile con una incidenza media di 512 al Nord, 494 al Centro e  484 al Sud. Complessivamente nel 2020 sono stati diagnosticati in Italia 376.611 nuovi casi di tumore maligno.

Il dato è significativamente correlato alla qualità dell’ambiente, condizionata dalle attività antropiche con particolare riferimento a quelle legate all’industria e alla produzione di energia da combustibili, stante che le centrali nucleari in Italia hanno ormai smesso la produzione.

La conseguenza è evidente dai dati epidemiologici: le regioni e le provincie con maggiore concentrazione di attività industriali soffrono la maggiore incidenza di tumori maligni. Le neoplasie maligne presentano tassi di incidenza variabili nel territorio nazionale in relazione alle particolari fonti di inquinamento ambientale registrate nelle singole regioni o distretti sanitari.

Al fine di valutare l’impatto della realizzazione del Deposito Nazionale in siti della Provincia di Viterbo è opportuno analizzare i dati relativi alla incidenza nella Provincia paragonandoli con quelli nazionali. In particolare sarà utile anche confrontare, laddove i dati siano disponibili, l’incidenza  nei tre distretti sanitari della stessa Provincia di Viterbo,denominati A,B,C.

L’analisi dei dati epidemiologici ha permesso di evidenziare per alcuni tumori dati di incidenza  particolarmente elevati nella provincia di Viterbo rispetto alla media nazionale, con valori che per molte forme neoplastiche raggiungono o superano i valori riscontrati nelle regioni del nord Italia, ad alto impatto industriale e quelli della media nazionale.(tabella).

Nell’ambito del Lazio, inoltre, i dati riferiti esclusivamente alla Provincia di Viterbo segnalano quasi costantemente un ‘incidenza di tumori superiore alle restanti provincie.

L’analisi dei dati epidemiologici riguardanti i tre distretti sanitari della Provincia di Viterbo, ha inoltre evidenziato che per molte forme neoplastiche il distretto A, includente Montalto di Castro, presenta incidenza di tumori maligni superiore sia agli altri distretti che   alla media nazionale.

c. Confronto fra incidenza dei tumori nella Provincia di Viterbo e i dati nazionali

 L’analisi dei dati è stata limitata alla incidenza, facendo riferimento ai dati standardizzati e non ai dati grezzi, al fine di consentire valutazioni comparative corrette.

I dati riportati in tabella riguardano esclusivamente l’analisi della incidenza dei tumori che risultano più significativamente presenti nella Provincia di Viterbo ed in particolare nel distretto A, includente Montalto, essendo il documento finalizzato alla valutazione critica delle scelte di SOGIN riguardo ai siti identificati come idonei nel territorio montaltese.

 Complessivamente i risultati dello studio dimostrano che per ben 10 forme neoplastiche sulle 21/27 analizzate nei vari Registri Tumori italiani, la Provincia di Viterbo presenta tassi di incidenza superiori rispetto alla media nazionale  e che per 9 di queste il distretto A, in cui gravita Montalto di Castro, l’incidenza è superiore agli altri due distretti sanitari provinciali.

Le maggiori differenze  si evidenziano per le leucemie, i linfomi Hodgkin, i tumori del polmone, i tumori del rene, i tumori della testa-collo, che risultano significativamente più frequenti nel distretto A sia rispetto agli altri distretti provinciali che rispetto alla media nazionale. Ulteriori differenze, con analogo trend, ma meno accentuate, sono state riscontrate per altre neoplasie come tumori dell’encefalo, della tiroide, del colon retto e dello stomaco.

I dati collimano significativamente con le sopra descritte criticità ambientali nel territorio di Montalto. Gli alti tassi di incidenza di leucemie, linfomi Hodgkin e tumori del polmone sono infatti strettamente correlati all’inquinamento da radon , così come la sinergia fra inquinamento da radon, emissioni della centrale  A.Volta , inquinamento da attività agricole  e da campi magnetici possono essere potenzialmente riconducibili a fattori di rischio per le altre forme neoplastiche a maggiore incidenza come tumori dell’encefalo e del rene.

 Nel complesso, la valutazione della incidenza di tumori maligni nella Provincia di Viterbo ed in particolare nel distretto A rappresenta un elemento imprescindibile per valutare la idoneità del territorio montaltese ad accogliere un sito di stoccaggio di materiale radioattivo delle dimensioni indicate dal progetto SOGIN.

 I dati dimostrano incontrovertibilmente che il territorio di Montalto di Castro, già fortemente colpito dai dai dati epidemiologici riportati , non è in grado di sostenere un ulteriore fattore di rischio per la salute correlabile alla realizzazione di un deposito di scorie nucleari delle proporzioni descritte. Il potenziale  inquinamento ambientale derivante dall’impianto è da considerare per le sue intrinseche caratteristiche il peggior fattore di rischio possibile:  la dispersione nell’ambiente di radioattività contribuirebbe a potenziare in maniera specifica gli inquinanti già presenti nel territorio determinandone un rischio concreto di ulteriore aumento della incidenza di tumori maligni attualmente già significativamente alta rispetto alla media nazionale per circa le metà delle tipologie di tumori maligni considerati nei vari registri tumori.

tabella

firma di giorgio

Follow Us

Popular Post

RIFIUTI RADIAOTTIVI. AL VIA IL SEMINARIO NAZIONALE : PRIMI D…

Amministratore Set 08, 2021 Salute

E’ iniziato il Seminario Nazionale per la presentazione, e forse per la discussione, delle osservazioni proposte da Enti, Associazioni e privati citta...