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Tuscia e Deposito Nazionale: i comuni più a rischio

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I COMUNI DELLA TUSCIA A RISCHIO PER LA COSTRUZIONE DEL DEPOSITO NAZIONALE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI. MONTALTO  DI CASTRO : UN CASO EMBLEMATICO.

LA SOGIN,  in veste di società dello Stato responsabile della dismissione degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare, ha realizzato una carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad accogliere il Deposito Nazione dei Rifiuti Radioattivi.

Il Deposito Nazionale deve essere realizzato, sulla base di direttive europee recepite dalla legislazione italiana, al fine di favorire lo smantellamento delle centrali nucleari italiane dismesse e di accogliere tutti i rifiuti nucleari a bassa, media ed alta intensità comunque prodotti in Italia e destinati allo stoccaggio come scorie inutilizzabili.

In una fase preventiva la SOGIN ha identificato attraverso una serie di valutazioni complesse, e non tutte esenti da critiche, una serie di siti in cui è possibile realizzare il Deposito Nazionale. 

Il lavoro preliminare ha permesso di identificare 67 aree sul territorio nazionale concentrate  prevalentemente nel Lazio,  in Piemonte, in  Puglia-Basilicata,  e in Sardegna. Pochissimi altri siti sono stati identificati in Sicilia e in Toscana (fig.1).

fig1

La Provincia di Viterbo da sola include ben 22 delle 67 Aree Potenzialmente Idonee identificate in Italia, rappresentando la zona territoriale a maggiore densità di siti papabili (Fig.2).

fig2

Ad ogni area identificata come potenzialmente idonea è stato conferito un punteggio con criteri del tutto autarchici da parte di Sogin, in base al quale i siti vengono suddivisi in classi ordine  di idoneità decrescente : A, B,C.

La classi A, che identifica i siti di prima scelta,  include due sottoclassi: la A1 (molto buona) e la A2 (buona).

Le aree individuate in classe B, cioè insulari, vengono declassate di principio a causa del problema del trasporto marittimo, che di per sé le esclude dalla scelta.

Le aree classificate come C, sono di fatto escluse in quanto incluse in “Zona Sismica 2” , non idonee all’accoglimento del sito.

Pertanto la partita si gioca esclusivamente a livello delle aree classificate come A ed in particolare in quelle classificate come A1. In totale in tutto il territorio nazionale  sono state classificate come A1, le più idonee in assoluto, 12 aree, e come A 2, buone, 11 aree.

Nella Provincia di Viterbo  sono state complessivamente identificate, fra classe1 A1,A2 e C, ben 22 aree potenzialmente idonee, il 33% di tutte quelle censite da Sogin  sul territorio nazionale, di cui 5 in classe A1 e 2 in classe  A2 (figg.3 e 4).

fig3 4

Dai dati riportati si evince chiaramente che la Provincia di Viterbo è  ritenuta dalla Sogin fra le più idonee ad accogliere il sito di stoccaggio.

I comuni della provincia di Viterbo convolti sono 14 e accolgono le 22 aree identificate per la costruzione dal momento che nella maggior parte dei casi le aree prescelte interessano contemporaneamente i territori di due o 3 comuni.

Il comune che include il maggior numero di aree è Tuscania, ben 8, seguito da Canino con 5 e Montalto e Arlena di Castro con 4.  Ma se restringiamo l’analisi ai siti con il massimo score di idoneità ( A1, e A2) nella Provincia di Viterbo, emerge , che Montalto di Castro in assoluto è il Comune che accoglie il maggior numero di aree con il massimo score di idoneità (Figg. 5 e 6).

fig5

fig6 2

La discussione sui sistemi di analisi adottati dalla Sogin per arrivare a identificare nella CNAPI le aree potenzialmente idonee ad accogliere il Deposito Nazionale è in atto a vari livelli. Sia in ambiente pubblico, stando alle dichiarazioni degli enti regionali, provinciali e comunali del Lazio,  Provincia di Viterbo e Comuni della Tuscia coinvolti i nel problema, che privato,  grazie alla attività di volontari e associazioni che si stanno organizzando, il sentore è di assoluta contrarietà alla realizzazione dell’opera di stoccaggio nella Provincia di Viterbo.  Le  ragioni della contrarietà sono molte e al di là delle omissioni della Sogin, sono evidentissime e riguardano innanzitutto il problema più rilevante, che è quello legato alla salute e all’ecosistema vigente. Al riguardo l’Ordine dei Medici della Provincia di Viterbo si è espresso in maniera sintetica e inappellabile: in relazione alla gravita dei dati riguardanti l’incidenza dei tumori maligni della Provincia correlati al suo escosistema gravato dalla sinergia di elementi nocivi sia presenti naturalmente nel territorio (radon)  che prodotti dalla attività umane( inquinamento dalle Centrali Di Montalto e Civitavecchia, pesticidi, arsenico nelle acque potabili, elettrosmog) la realizzazione del Deposito Nucleare è del tutto incompatibile con il territorio della Tuscia.

A prescindere quindi dalle considerazioni più tecniche ed esaustive a sostegno della incompatibilità ambientale della realizzazione del deposito Nazionale  che a breve saranno pubblicizzate a vari livelli, alcuni elementi appaio già ora evidenti e assolutamente contrastanti con la realtà di alcuni contesti. Il caso di Montalto di Castro, quale sede più gettonata ai fini della costruzione dello stoccaggio è emblematica. La Sogin , nel suo iter di identificazione delle aree più idonee, ha proceduto preliminarmente a  valutazioni di ordine sismologico, idrogeologico, e similari,  che hanno consentito di escludere i siti non idonei,  basandosi su linee guida internazionali e nazionali.

Successivamente, sulla base di criteri soggettivi ha proceduto ad identificare parametri e metodi di valutazione che hanno portato, dopo una valutazione complessiva, alla realizzazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee  ad accogliere il Deposito Nazionale di stoccaggio dei rifiuti radioattivi (CNAPI).

Il set di parametri preso in considerazione riguarda:

  1. Classificazione sismica regionale
  2. Trasporti marittimi (insularità)
  3. Trasporti terrestri
  4. Insediamenti antropici
  5. Valenze agrarie
  6. Valenze naturali

Senza entrare nel dettaglio della motodologia seguita, ma al lume della logica e delle più basilari conoscenze del territorio della Provincia di Viterbo,  stando al caso di Montalto di Castro, appare incomprensibile  come i parametri relativi agli insediamenti antropici, alla valenze agrarie e alle valenze naturali pongano questo Comune, il suo territorio e la sua popolazione in una condizione di tale precarietà e poca valenza da indurre a indicarlo come il Comune con maggiori aree e maggiori possibilità di accogliere il mostruoso insediamento nucleare. Nessun riferimento nei contenuti documentali relativi ai parametri scelti dalla Sogin è stato fatto alla economia locale, basata essenzialmente su agricoltura e turismo, e ai riflessi assolutamente negativi che seguirebbero alla sola notizia che Montalto possa essere scelto come sito dello stoccaggio.  Nessun riferimento è stato fatto al preoccupante stato sanitario della popolazione montaltese, la cui incidenza di neoplasie maligne, contestualmente a tutto il distretto sanitario A della Provincia, è ,per 10 forme neoplastiche, superiore alla media nazionale. Nessun riferimento è stato fatto al suo ecosistema profondamente ferito dall’inquinamento delle centrali di Montalto e Civitavecchia, al fatto che l’inquinamento da radon è ai livelli massimi in Italia. Questo per citare soltanto alcuni degli elementi più eclatanti e noti a tutti, meno che a Sogin. Si tratta di dati che verranno esplicitati in tutti i modi possibili ,  a partire dai documenti che saranno presentati per la Consultazione Pubblica, alla documentazione che dovrà essere inclusa nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) alla quale Sogin non potrà sottrarsi anche se il sito di Montalto o qualsiasi altro sito della Tuscia sarà scelto.

Montalto non è ancora riuscita a cancella la negativa immagine di sito collegato al nucleare, anche se mai il nucleare è stato attivato nella  lunga e triste storia della abortita centrale di Pian dei Gangani, che già si riaccende il problema. Ancora una volta l’Enel mira a questo territorio, dove ha già provato di tutto e di più: dopo il nucleare ha realizzato una megacentrale policombustibile miseramente andata in depressione e avviata quasi alla dismissione definitiva, per poco non ha realizzato un’altra opera incredibilmente impattante come il porto metanifero nella acque antistanti la Centrale, ora pensa al Deposito  Nazionale e guarda caso Montalto è in pole position ancora una volta. E’ un destino che lega Montalto alla produzione di energia elettrica e a quanto è ad essa collegato secondo un clichè ripetitivo. A Montalto tutto è maxi: la centrale nucleare era di dimensioni ragguardevoli, quella policombustibile la più grande d’Italia; oggi la produzione da fotovoltaico sta spingendo Montalto nelle più alte posizioni della graduatoria italiana quanto a estensione di impianti. Sarebbe ora dire basta. Ma le parole di protesta valgono poco, occorrono atti concreti, amministrativi e politici, basati su documentazioni ineccepibili e incontestabili; di questo ci si dovrà occupare nei prossimi mesi per far valere le ragioni della giustizia e del buon senso. L’onere di questo impegno è in primis nelle mani dei sindaci le cui comunità si trovano coinvolte nel problema grazie alle indicazioni di Sogin. Ai sindaci va tutto il nostro incitamento perché sappiano coordinarsi e sappiano far valere in maniera documentata e tecnicamente adeguata le ragioni della logica. Importante sarà mettere in chiaro preventivamente le posizioni per non incorrere nel rischio di dover affrontare la battaglia una volta che la scelta, sbagliata, sia già stata fatta.

firma di giorgio

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